venerdì 10 settembre 2010


l Paese che non c’è

Viaggio di conoscenza e di solidarietà nel Kurdistan turco, attraverso il Paese che non c’è: da Diyarbakir fino a Dogubeyazit, ai piedi del Monte Ararat.

Periodo: 27 luglio - 6 agosto 2010

Componenti la delegazione:

Pierpaolo Careggio – professore Università Aosta

Chiara Mucci – fisioterapista Firenze

Antonio Olivieri – sindacalista Fiom Alessandria

Annamaria Parolari – ginecologa Arco (Tn)

Francesco Piscioli – medico patologo Trento

Interprete: Lerzan Caner – Istanbul

Programma del viaggio:

Torino/Bologna – Istanbul – Diyarbakir – Batman – Hasankeyf – Nusaybin – Ilisu - Sirnak – Uludere – Hakkari – Yuksekova – Semdinli – Van – Dugubeyazit – Istanbul – Torino/Bologna


Organizzato da Associazione onlus “Verso il Kurdistan” – Alessandria

Sito: www.versoilkurdistan.blogspot.com


29 – 8 – 2010 Batman – visita ai villaggi bruciati di Keceli e Palamutlu

Il 29 luglio, la delegazione ha raggiunto, a circa due ore di pulmino dalla città di Batman, i villaggi di Keceli (in kurdo, Birinka) e Palamutlu, che si trovavano al di là dell’ansa del Tigri, recentemente bruciati dall’esercito, insieme alle colture di viti, pistacchi, mandorle e i boschi che si stendevano sul versante della montagna, davanti a noi.Si tratta di villaggi che avevano già subito distruzioni durante gli anni ’90 e, di conseguenza, non erano più abitati in modo stabile; tuttavia, venivano utilizzati dalla popolazione, nelle ore diurne, per il lavoro in campagna.

I contadini, visto il fuoco, hanno invano richiesto l’intervento dei vigili del fuoco che, però, si sono rifiutati di intervenire, sostenendo che la zona è pericolosa a causa della presenza di militari e guerriglieri, oltrechè per le mine.La delegazione ha sentito un testimone oculare presente in loco, che ha raccontato di aver assistito all’incendio e di aver chiamato, invano, i pompieri di Batman.

La stessa delegazione, al ritorno, ha visto colonne di fumo alzarsi dal fondovalle: stavano bruciando i villaggi di Galibi e di Belekmer


Cfr.: Gunluk, 26.6.2010 – “Bu hal ohal”

www.gunlukgazetesi.net/haber.asp?haberid = 95924


Hasankeyf – la città millenaria

La situazione ad Hasankeyf si è presentata pesantemente deteriorata: sono state poste delle cancellate metalliche all’ingresso della piccola valle laterale dove è ubicato l’abitato e dove inizia la salita pedonale alla montagna che è sede della zona archeologica, nonché zona di elevato pregio paesaggistico, impedendo così l’accesso, non solo ai visitatori, ma alla stessa popolazione locale, che, per i normali spostamenti della vita quotidiana, deve ora fare deviazioni assai difficoltose (pure, alle ambulanze, è precluso il passaggio!).

Questo provvedimento è stato ufficialmente motivato come conseguenza del pericolo di crolli di frammenti della parete rocciosa (nell’area sono stati eseguiti scavi archeologici in modo selvaggio), ma la popolazione denuncia il carattere del tutto pretestuoso di tali presunte motivazioni; la ragione vera è ben diversa: con tali grate metalliche, così come per gli incendi, si vuole indurre la popolazione ad abbandonare la località, in modo da lasciar via libera all’inizio dei lavori di costruzione della diga, senza dover pagare risarcimenti o quant’altro, e, pure, sgombrare il campo da possibili reazioni di protesta.

Le donne di Nusaybin

Noi siamo in guerra. Ogni giorno i morti arrivano qui ed ogni giorno, in città, ci sono scontri. Noi non possiamo dormire, né stare in pace per i continui scontri e lo scoppio dei lacrimogeni nelle strade. Ogni giorno, ogni giorno…

Noi subiamo due volte l’oppressione, in quanto donne e in quanto kurde; per questo, diciamo, che lottiamo due volte: contro lo Stato che nega la nostra identità come kurde e contro il sistema patriarcale che ci opprime…”

Chi parla così, è Ayse Gokkan, sindaca della cittadina di Nusaybin, divisa in due da chilometri di filo spinato, come tagliata dalla lama di un coltello, dalla consorella siriana Qamisshli.

Qui il BDP ha preso l’83% dei voti e il partito ha una quota del 45% di donne.

Ma i problemi sono molti.

C’è una carenza di strutture sanitarie: a Nusaybin, a fronte di una popolazione di 100 mila abitanti, c’è un solo ospedale con 50 posti letto, più alcune piccole cliniche.

L’analfabetismo delle donne raggiunge il 44%.

La maggioranza delle donne partorisce in casa e c’è un’alta percentuale di mortalità infantile.

Il sindaco di Rize, sul Mar Nero, se ne è uscito con una proposta provocatoria di soluzione delle questione kurda: prendere, come seconda moglie, una donna kurda!

Per questo è stato denunciato.



30 – 8 – 2010 Ilisu – i cantieri della diga

La delegazione è riuscita anche a recarsi nella località di Ilisu, a valle del fiume Tigri, che è appunto il luogo dove verrà edificata questa enorme diga destinata a sommergere Hasankeyf. Ma è stato impossibile entrare nei cantieri:

c’era una sorveglianza di guardie private armate, all’ingresso.

Per ora, le attività si occupano di creare le infrastrutture e sono gestite da due società turche, Nurol e Cengiz.

Il responsabile della sicurezza dei cantieri si è messo a discutere con noi sulla bontà e validità del progetto. Ha concluso poi con una piccola – grande cattiveria: ci ha vietato di scendere al ponte che attraversava il Tigri, ma il nostro autista ha disubbidito scendendo ugualmente: 188 chilometri risparmiati!

Mentre attraversavamo il ponte, non senza aver superato i controlli ai check point, e salendo su per la montagna alla volta di Sirnak, abbiamo potuto vedere un intenso via vai di camion, i lavori di costruzione di una superstrada e di un secondo ponte, insomma, tutte le infrastrutture che preparano il terreno all’avvio dei lavori di costruzione della diga vera e propria.



Diyarbakir – Amed, per i kurdi


Ma, prima ancora di queste esperienze, la delegazione italiana, il 28 luglio, aveva potuto constatare, a Diyarbakir, il clima di pesante tensione e repressione che sta sempre di più calando sul Kurdistan.

I fatti sono quelli noti, riportati da tutta la stampa, anche estera: a Bursa, la lite pretestuosa scoppiata tra un autista kurdo e un cittadino turco, ha scatenato una caccia al kurdo da parte dei nazionalisti, che hanno dato alle fiamme negozi kurdi e incendiato la sede locale del BDP (il partito filokurdo); appena una settimana addietro, ad Istanbul, sono stati arrestati 50 dirigenti del BDP; a Dortyol, vicino ad Iskenderun, il 27 luglio, i Lupi grigi hanno bruciato 120 negozi ed 82 case di kurdi; ad Erzurum, è stata attaccata l’auto del capogruppo parlamentare kurdo, Selahattin Demirtas.

In una conferenza stampa a Diyarbakir, a cui ha partecipato anche la nostra delegazione, è stato riferito che, negli ultimi otto mesi, il numero di attentati effettuati ai danni di dirigenti kurdi, ammonta ad una cinquantina.

Il Presidente del BDP di Diyarbakir, Nijad Yanik, ha interpretato questi avvenimenti come una conseguenza della scelta politica del governo di respingere l’offerta di pace del movimento kurdo.

Il quotidiano kurdo Gunluk, il 29 luglio, ha aperto con un titolo più che significativo: “Non giocate col fuoco”!

www.gunlukgazetesi.net/haber.asp?haberid=98405

In realtà, è partita una deliberata campagna di linciaggio, pogrom innescati volutamente con lo scopo di fomentare inimicizia e scontri tra la popolazione turca e quella kurda, come avviene anche quando si strumentalizza il dolore dei famigliari attorno alle bare dei soldati uccisi che tornano dalle montagne.

Uno degli aspetti rilevanti di questa ondata repressiva è l’attacco ai minorenni.

L’avvocatessa Kezban Yilmaz dell’IHD di Diyarbakir ha fornito un quadro allarmante: dal 2006 ad oggi, cinquemila ragazzi sono stati incarcerati e processati.

Ai ragazzi che hanno protestato contro le uccisioni effettuate nei mesi scorsi ad Amara, luogo natale di Ocalan, sono stati inflitti 13 anni di carcere. E le carceri dove i ragazzi vengono rinchiusi sono luoghi disumani, senza alimentazione adeguata, senza igiene, senza assistenza sanitaria, in promiscuità con gli adulti: stessa cella, stesso dormitorio, specie nel carcere di Diyarbakir, dove, nelle settimane scorse, è scoppiata una rivolta: i ragazzi si sono barricati, hanno incendiato i materassi, ma l’amministrazione carceraria ha disposto l’isolamento per 31 di essi, poi li ha denunciati per danneggiamento e li ha trasferiti in carceri più lontane.


Cfr. sul quotidiano kurdo Gunluk del 28 luglio: “Tutti i ragazzi siano lasciati liberi” “Butun cocuclar ozgur kalsin”

www.gunlukgazetesi.net/haber.asp?haberid=98328

31 – 8 – 2010 Verso Nord - Uludere

Da Ilisu a Sirnak, la delegazione è poi salita verso Nord, al villaggio di Uludere.

Qui, c’è stato l’incontro con la sindaca, Tukran Sincar, che ha raccontato un singolare episodio, quasi identico a quanto raccontato ad altri italiani, in primavera, dal sindaco di Baskale (poco lontano da Van).

La popolazione ufficialmente censita presso i registri governativi era di 11 mila abitanti, poi da un giorno all’altro era calata a 7.380. No, nessuna epidemia o esodo di massa: c’erano appena state… le elezioni. Infatti, da un po’ di tempo in Turchia, per ripartire equamente e senza clientelismi i finanziamenti statali alle municipalità, tali finanziamenti vengono assegnati secondo un criterio oggettivo ed imparziale: il numero di abitanti residenti.

Ma talvolta accade un fenomeno assai meno oggettivo ed imparziale: se in un comune vince il partito kurdo, dall’oggi al domani il numero degli abitanti censiti cala inspiegabilmente, e, proporzionalmente ad esso, cala l’ammontare dei finanziamenti statali. I quali poi ad Uludere vengono ulteriormente ridotti con detrazioni a causa del debito pubblico di 800 mila lire turche ereditato dalla precedente amministrazione.

Ciononostante, la nuova amministrazione comunale di Uludere insediatasi un anno e quattro mesi or sono dopo la vittoria elettorale del partito kurdo, ha avuto la capacità,

partendo quasi da zero di intraprendere molte iniziative: muri anti-frana, biblioteca e centro giovanile, pescicoltura, rifacimento viabilità, copertura fognaria del 90% dell’area urbana.

Aspettano da noi il finanziamento di un progetto di canalizzazione e di distribuzione dell’acqua potabile nelle case.



1 – 8 – 2010 Hakkari e il progetto “Aggrapparsi alla vita”


Da Uludere, la delegazione, senza incontrare particolari controlli stradali e posti di blocco (contrariamente alle previsioni), ha raggiunto Hakkari, dove però la situazione era assai tesa: due blindati della polizia erano fatti bersaglio di sassaiole dai tetti, ogni giorno si svolgevano scontri con i manifestanti in diversi luoghi ( anche a Yuksekova, la delegazione ha visto scontri di strada, barricate, ragazzi con il volto coperto che lanciavano sassi contro i poliziotti e così).

Uno dei principali argomenti che la delegazione ha affrontato al Municipio di Hakkari con il sindaco, dottor Faril Bedirmanoglu, è stato il progetto Aggrapparsi alla vita, di un mercato coperto per i venditori ambulanti, progetto attualmente in fase di realizzazione con i finanziamenti offerti dalla medesima “Verso il Kurdistan onlus” di Alessandria (che in quest’incontro ha versato direttamente 10 mila euro) e dalla Regione Valle d’Aosta; il progetto trae origine dalla difficile situazione dei venditori ambulanti (sfollati dai villaggi distrutti dall’esercito nel decennio 1985-95, venuti ad ingrossare la popolazione inurbata, in condizioni di disoccupazione o precaria occupazione: molti hanno cercato di sopravvivere facendo i venditori ambulanti in strada, con gravi disagi, anche dovuti al clima di quell’area montana in alta quota); si vuole offrire ad essi un luogo salubre ed idoneo per l’esercizio del loro mestiere.

Altri progetti in corso della municipalità di Hakkari sono un parcheggio per automezzi di trasporto pubblico e un parco giochi per bambini, che dovrebbero sorgere a lato dell’area del mercato coperto.

Ma gli argomenti trattati nell’incontro con l’associazione dei diritti umani (IHD) sono stati di natura più drammatica. Sono state mostrate le foto dei guerriglieri decapitati e seviziati dai militari, le foto dei cadaveri delle donne stuprate dai soldati.

Solo nella zona di Hakkari, dopo il 1 giugno (fine della tregua proclamata dal Pkk), sono morti 60 guerriglieri ed un numero maggiore di militari.

I corpi dei guerriglieri, contro ogni richiesta dei famigliari, non vengono consegnati alle rispettive famiglie, ma vengono seppelliti in una fossa comune. E tale sepoltura non avviene, come prescrive la normativa, dopo 15 giorni (per dar tempo ai famigliari di far visita alle salme), ma solo dopo due giorni.

Drammatica anche la situazione dei minorenni. A Bitlis, un bambino di 10 anni, incarcerato per due mesi per il lancio di sassi, è stato messo nel reparto dei detenuti comuni, subendo un pesante trauma. Ad Hakkari e nei villaggi limitrofi, in carcere ci sono 136 giovani tra i 14 e i 20 anni, di cui 40 condannati a pochi anni di pena, ma tra i 10 e i 15 giovani condannati a pene detentive che vanno dagli otto fino ai dodici anni.

I ragazzi inferiori ai 18 anni sono rinchiusi nel carcere di Bitlis, quelli superiori ai 18, sono nel carcere di tipo F di Van.

Notare che da Hakkari a Bitlis, sono 7 – 8 ore di viaggio, fino a Van sono 4 ore e questo è un ulteriore problema, perché le famiglie dei ragazzi detenuti sono molto povere: arrivano dai villaggi sfollati e per visitare i loro figli in carcere devono sostenere grandi sacrifici, non solo economici.

L’IHD di Hakkari, per offrire sostegno alle famiglie, ha organizzato la vendita di disegni dipinti dai ragazzi.

Di fronte alle cose che ho visto in questi giorni, ho perso ogni speranza – conclude con amarezza il giovane presidente dell’IHD – Viviamo in una società molto violenta, le cose che stanno succedendo sono terribili, immorali..”


Yuksekova


A Yuksekova, la sindaca, Ruken Yetiskin, ha raccontato un fatto assai raccapricciante. In Iran, di recente, sono stati impiccati cinque guerriglieri kurdi; le famiglie, che abitano in Turchia, hanno chiesto di poterne riavere le salme, e l’Iran ha risposto che, come condizione, esige che i famigliari rimborsino allo Stato iraniano, la paga del boia, il costo della corda che è servita all’impiccagione, e le caramelle distribuite alla popolazione che assisteva all’esecuzione.

La sindaca ha inoltre parlato del reclutamento dei “guardiani di villaggio” (le milizie assoldate dallo Stato turco, reclutando kurdi che accettano di collaborare come milizie contro la guerriglia). Moltissimi di essi provengono dai villaggi bruciati dall’esercito, accettano perché spinti dalla disperazione in cambio di una paga che ricevono, ma poi, in maggioranza, votano… per il partito kurdo.

Ogni sera, ogni sera – conclude tristemente la sindaca – ci sono scontri in città tra poliziotti e i ragazzi kurdi. Ogni giorno, vediamo gli elicotteri bombardare le nostre montagne. Stanno bruciando tutte le foreste sui confini di Iran e di Iraq…”


Meya Der, l’associazione dei martiri


Per assistere le famiglie dei guerriglieri uccisi (famiglie che devono sopravvivere senza più un capo-famiglia che le sostenga), è stata costituita una nuova associazione, presente in varie città kurde: Meya Der, l’associazione dei martiri.

La delegazione italiana, esprimendo la propria solidarietà, ha preso l’impegno ad essere presente al prossimo Newroz: a Yuksekova.



2 – 8 – 2010 Semdinli, terra tra due confini


A Semdinli, la delegazione ha incontratoli sindaco Sedat Tore, ventisettenne: il sindaco più giovane di tutta la Turchia. Ma non è il suo solo “record”: in appena un anno e quattro mesi di mandato ha accumulato 34 procedimenti penali a suo carico e richieste di pena per 500 anni di carcere!

Semdinli si trova in un’area assai difficile, un sottile triangolo di Turchia incuneato tra Iran e Iraq, terra di frontiera, vicinissima alle basi oltreconfine dei guerriglieri. Poco tempo fa, una caserma delle “Forze speciali” era stata attaccata dai guerriglieri, una trentina di militari erano stati uccisi (appena due i guerriglieri morti), la Turchia era rimasta scioccata da tale episodio; solo tre giorni fa, un commissariato della zona – Guzel Kenak – era stato assaltato e parzialmente incendiato.

La presenza militare in tutta la zona, a ridosso dei confini, è imponente e crescente: circa 300 mila soldati e 30 mila delle Squadre speciali.

Solo a Semdinli, si contano 120 famiglie di martiri (guerriglieri uccisi).

Un incontro importante a Semdinli, non poteva non essere quello con Saferi Hilmaz, il proprietario della libreria che il 9 novembre 2006 era stato fatto oggetto di un provocatorio attentato, dapprima falsamente attribuito ad un presunto regolamento di conti interno alla guerriglia, poi risultato essere opera dello “Stato profondo” (il procuratore di Van, Ferhat Serikaya, aveva accusato formalmente il generale Buyukanit di “abuso di potere e di costituzione di un’organizzazione segreta”, per avere – secondo la sua accusa – coperto alcuni militari presunti responsabili di tale attentato, che essi avrebbero ordito per innescare una strategia della tensione).

Ebbene, Saferi Hilmaz, non è solo il proprietario di tale libreria divenuta assai famosa, “La libreria della speranza”, come recita l’insegna, dove “ ogni libro è un raggio di luce che illumina” (sta scritto su un vecchio calendario del 2006, sbrecciato dall’esplosione); Saferi Hilmaz è stato anche, assieme ad Abdullah Ocalan, uno dei primi iniziatori della lotta armata del PKK, cominciata appunto con le “storiche” azioni di Semdinli e di Eruth del 15 agosto 1984 (data che è diventata per i kurdi un “anniversario”). I guerriglieri in quell’azione erano solo 21 uomini, ed in tutta la Turchia ammontavano ad una trentina; ora sono tra i cinque e i seimila.

In seguito alla sua cattura, Saferi Hilmaz è stato dapprima condannato all’ergastolo, pena poi ridotta a 18 anni di carcere, con pesanti torture, che avvenivano, talora, con la cadenza di tre volte al giorno.

Ma ora è sua moglie ad essere in carcere.

A semdinli, giungono talora le salme dei guerriglieri uccisi. Arrivano asciutte e bruciate: il che denota l’impiego di bombe al fosforo, ci dicono.

Mentre la delegazione si intratteneva per le vie cittadine, si è udita una forte esplosione. Una bomba. Una donna incinta, investita dall’esplosione e ricoverata in ospedale, ha perso il bambino che attendeva.

3 – 8 - 2010 Nella città di Van

Anche a Van, il 1° agosto, una manifestazione convocata dalle Madri della Pace era stata attaccata duramente dalla polizia: una decina di manifestanti erano stati feriti (e c’era anche un ragazzo ora in coma), molti arrestati, che stavano sovraffollando le carceri della città.

Nonostante la drammaticità della situazione, la delegazione italiana ha potuto riscontrare, durante lo svolgimento di tutti questi incontri e colloqui, negli interlocutori con cui ha parlato, un atteggiamento di fermezza e determinazione.

3 agosto 2010 Incontro con la Sindaca della municipalità di Bostanici, Nehazat Ergunes

L’incontro si è articolato sulle tematiche dei progetti di sviluppo socio-economico attualmente in corso. L’Associazione Verso il Kurdistan di Alessandria ha una lunga esperienza di collaborazione con Bostanici in fatto di progetti di questo genere; in particolare, negli scorsi anni, da tale collaborazione, con il contributo fattivo del Comune, della Provincia di Alessandria e dell’Istituto per la cooperazione allo sviluppo di Alessandria (ICS), era scaturito un intervento di canalizzazione dell’acqua potabile, positivamente concluso; ora si sta sviluppando un progetto di rete fognaria, con il supporto del Comune di Alessandria e della municipalizzata AMAG, che coprirà, a Bostanici, le esigenze di due quartieri (a fronte dei quattro inizialmente previsti, poi dimezzati per mancanza di fondi).
Altri due progetti in corso da parte della Municipalità di Bostanici si avvalgono invece della collaborazione di una Associazione svizzera, “Basilea-Van”, e concernono, il primo, una Casa per le Donne (100.000 Euro), con centro di ascolto ed orientamento socio-sanitario e biblioteca, e, il secondo, attrezzature per lo sport giovanile: pallavolo, tennis, basket (150.000 Euro).

4 agosto 2010 Incontro con la Municipalità di Doğubayazit (Vice-Sindaco Mehmet Babayiğit)

L’incontro si è svolto in una situazione alquanto tesa, caratterizzata da scontri di strada; solo due settimane prima i guerriglieri avevano fatto saltare un gasodotto, e nell’esplosione erano morti due soldati e sei erano stati gravemente feriti, solo due erano rimasti illesi. L’incontro, anche qui, si è incentrato sui progetti in cantiere, in particolare quelli che riguardano il problema dei ragazzi di strada e tossicodipendenti (fenomeno che qui è, purtroppo, in crescita, con l’azione di incoraggiamento a ‘sniffare’ colle o altre porcherie, svolto talvolta dai poliziotti, in cambio di informazioni).

I progetti previsti prevedono terapie ed azioni di recupero sociale dei ragazzi e sono condotti da un ragruppamento di associazioni: Tuad, Eğitim-sen, Meya-Der, Ani-Der. Si prevede anche la somministrazione di un pasto giornaliero gratuito ai ragazzi coinvoltinel progetto.

Inoltre, si vuole anche far in modo che venga concessa, la Carta Verde alle persone bisognose (documento per la fruizione gratuita, ovvero con forti riduzioni di spesa, dei servizi sanitari e del costo di medicinali e terapie).
Un fatto positivo che si è riscontrato è stato l’apertura delle frontiere con l’Iran (una parte considerevole della popolazione locale ha legami familiari o di varia altra natura con i kurdi dei vicinissimi territori iraniani), anche se i permessi di soggiorno che vengono rilasciati per l’Iran sono di soli tre giorni.

4 agosto 2010 Visita alla cooperativa di kilim e ceramiche di Van

Si tratta di una cooperativa che esiste da oltre dieci anni: sul posto, al lavoro sui telai, erano presenti una cinquantina di ragazze, quasi tutte provenienti dai villaggi sfollati e dalle famiglie povere di Hakkari.

L’attività viene svolta a Van, in due laboratori, e interessa un totale di 93 – 94 ragazze; in città, sta per essere avviato un altro laboratorio della stessa cooperativa.

La struttura possiede anche un negozio nella zona del castello di Van.

Il trattamento economico è legato alle quantità prodotte: sono 85 – 90 lire turche al metro quadro, secondo la qualità; non c’è vincolo temporale. Solitamente, un metro quadro si completa in una settimana. Se il lavoro avvenisse tra le mura domestiche, ci vorrebbe molto meno tempo, ma i responsabili della cooperativa, con quest’attività, intendono far uscire le ragazze da casa.

Nella struttura, esiste anche un’aula per lo studio e una piccola biblioteca.

Le tinture ed i colori sono prodotti con metodi naturali.

Il grosso problema riguarda la commercializzazione, anche se i prezzi sono buoni (esempio: un kilim di 2 metri x 1.5, costa all’incirca 450 lire turche, equivalenti a circa 225 Euro).

Oltre ai kilim, le ragazze producono, a mano, delle caratteristiche ceramiche.

5 agosto 2010 - Istanbul - Incontro col caporedattore e coordinatore Yildiray Oğur della redazione del quotidiano Taraf

Il 5 agosto, dopo il menzionato incontro con la cooperativa di Kilim, la delegazione è volata da Van (estremo est dell’Anatolia) ad Istanbul (estremo ovest…).

Taraf è uno dei giornali più ‘interessanti’ dell’editoria quotidiana della Turchia; chi è in grado di leggere l’inglese, può ottimamente farsi un quadro dell’originalità di questa “voce fuori del coro” leggendo l’intervista dell’ESI (European Stability Initiative) effettuata alla redattrice di Taraf, Yasemin Çongar, il 17 ottobre 2008: “Taraf, the military and taking sides”:

http://www.esiweb.org/rumeliobserver/2008/10/17/taraf-the-military-and-taking-sides

Un esempio dell’inesauribile fonte di rivelazioni “controcorrente” che Taraf va da anni realizzando lo si è avuto all’inizio del colloquio: era fresca di redazione la notizia, sulla prima pagina del quotidiano del medesimo giorno, secondo cui l’uccisione dei 4 poliziotti di Antiochia, attribuita al PKK, non sarebbe stata, in realtà, opera del PKK, ma della gendarmeria! Lo avrebbe confermato una spia. L’uccisione di quei poliziotti aveva suscitato molto scalpore, e, soprattutto, era stata all’origine di una catena di aggressioni a negozi gestiti da negozianti kurdi, attuate da gruppuscoli nazionalisti turchi.

Taraf è un giornale che si autodefinisce di ispirazione liberale; la metà della sua tiratura viene acquistata nelle zone abitate da popolazione kurda: Taraf vende il doppio di quanto vende Günlük, che è il quotidiano kurdo “per definizione”; Günlük è ispirato agli orientamenti politici del partito kurdo (che, proprio come il giornale, ha cambiato sovente nome, a causa dei provvedimenti repressivi di chiusura, ed ora si chiama BDP, partito della Pace e della Democrazia).

Taraf non piace al PKK ed è criticato da molti kurdi militanti, che lo accusano di “non prendere posizione” (giocando sul suo stesso nome: Taraf vuol dire “parte”, “posizione”); raccontando queste cose, il caporedattore commenta dicendo che loro non sono contro il PKK, e, a differenza del resto della stampa turca, non lo considerno terrorista; ne condividono le richieste di valorizzazione dell’identità kurda, anche se non ne condividono i metodi di lotta armata, e ritengono comunque che il PKK sia un prodotto inevitabile della situazione storica di negazione del popolo kurdo e di assenza di democrazia.